#iostoconlagnello

“Rispettare le tradizioni della Pasqua e portare in tavola carne d’agnello non è solo benaugurante per il ritorno alla normalità ma aiuta anche la sopravvivenza di 60mila pastori duramente colpiti dalla crisi provocata dall’emergenza coronavirus. È quanto afferma Coldiretti in occasione della Giornata mondiale della pastorizia con l’avvio di una campagna social dei pastori #iostocoipastori per sostenere il valore sociale, economico, storico e ambientale di un mestiere a rischio di estinzione. In occasione di questa festività – sottolinea Coldiretti – si acquista infatti gran parte di circa 1,5 chili di carne di agnello consumata a testa dagli italiani durante tutto l’anno. “La carne di agnello è una presenza antica della tradizione gastronomica italiana, come dimostrano i piatti della transumanza tramandati da secoli” e “sostenere con i propri acquisti la produzione Made in Italy significa aiutare il proprio territorio e contrastare anche l’abbandono delle aree più difficili dove i pastori svolgono un ruolo insostituibile di presidio. “

Siamo tutti consapevoli del momento economico che ci attende a causa della Pandemia da Sars-Covid 19 , questo però non giustifica una tradizione, quando consiste nel portare a tavola un povero piccolo animale che ha avuto l’unica colpa di essere sempre stato sacrificato. Nemmeno il Coronavirus ferma questo scempio. EVVIVA IL MADE IN ITALY, quello che esportiamo in tutto il mondo, non di certo quello di torturare barbaramente un cucciolo in nome di una tradizione religiosa.

Ogni anno gridiamo “ NO ALL’AGNELLO IN TAVOLA” ma cerchiamo di capire meglio cosa c’è dietro al consumo smisurato di questo povero animale.

Nella tradizione Ebraica e successivamente in quella Cristiana, l’Agnello è sempre stato l’animale da sacrificare in onore di Dio, troviamo infatti, nell’Antico Testamento riferimenti a tale pratica , per esempio nel libro dell’Esodo ( 12, 1-9) quando a proposito della Pasqua ebraica Dio disse a Mosè e Aronne: “Ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa”. E poi ancora: “In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con azzimi e con erbe amare. Non lo mangerete crudo, né bollito nell’acqua, ma solo arrostito al fuoco con la testa, le gambe e le viscere”.Nell’area mediterranea l’agnello è considerato da sempre come il simbolo del candore e della fragilità della vita, soprattutto per le popolazioni seminomadi come quella ebraica. Con l’offerta di un agnello, il credente donava a Dio ciò che aveva di più bello, puro e prezioso, come se offrisse sé stesso, in maniera non dissimile dall’ariete che Dio farà trovare ad Abramo dopo la terribile prova del sacrificio di Isacco (Genesi, 22, 1-18).Nel Nuovo Testamento, Giovanni Battista accoglie così Gesù: “Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!”, prefigurandone il ruolo sacrificale per la redenzione dell’umanità. Proprio “come agnello condotto al macello”, come profetizzava Isaia (Isaia, 53,7).

Ma nel nuovo Testamento non v’è traccia di questa continua ossessione per i sacrifici animali , così frequenti invece nell’Antico Testamento. L’Agnello nel nuovo Testamento è Gesu stesso , per questo prende sempre più piede la teoria che non sia una tradizione “Cristiana” il mangiare Agnello., tesi sottolineata nel 2007 anche da Papa Benedetto XVI: “Il gesto nostalgico, in qualche modo privo di efficacia, che era l’immolazione dell’innocente ed immacolato agnello, ha trovato risposta in Colui che per noi è diventato insieme Agnello e Tempio”.

Veniamo ai giorni nostri. Appurato che vi siano molti Cristiani ancora nostalgici degli antichi riti della religione ebraica, ci colleghiamo ad un’indagine svolta da Animal Equality in diversi allevamenti e macelli italiani, dove si è scoperto un terribile retroscena , riguardante il commercio di carne di agnello; solo per il periodo Pasquale vengono uccisi circa 800 000 cuccioli, dopo essere stati sottoposti a condizione di detenzione terribili e a viaggi estenuanti .

Dall’indagine sotto copertura dell’Associazione , si evince che gli agnelli, prossimi alla morte, sono rinchiusi per ore in spazi angusti , in condizioni igienico sanitarie pessime e in stato di ipotermia. Gli Agnelli vengono sottoposti alla pesatura, una pratica illegale che comporta lesioni come strappi muscolari e dei legamenti e potremmo andare avanti per molte altre righe.

Noi ci limitiamo esclusivamente a riportare quanto sostenuto da Animal Equality, ma vogliamo porci una domanda : si può credere in Dio oppure no, ma quale Dio avrebbe piacere nel vedere sacrificato in suo nome un essere vivente di appena un mese?

Se proprio vogliamo ricordare le tradizioni del passato con un Agnello ,consigliamo caldamente quello di cioccolato, magari fondente e bianco, davvero buono.

Noi cinofili sappiamo bene che un cucciolo di cane per essere inserito all’interno della sua nuova famiglia deve aver compiuto almeno i 70 giorni di età , come possiamo accettare che un cuccioli di pecora di neanche un mese possa essere ucciso brutalmente ?

BASTA AGNELLINI IN TAVOLA.


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